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CEBs: un segno della vitalità della chiesa

Si parte! Sono le sei del mattino, un sole splendido sta sorgendo all’orizzonte e noi ci mettiamo in cammino per visitare una decina di comunità di base presenti nella nostra parrocchia. Siamo una decina di persone: tre preti, tre suore e quattro laici, papà e mamme di famiglia, che per alcuni giorni cammineremo su strade polverose e stretti sentieri. Siamo missionari in cammino per visitare  famiglie, incoraggiare lideres e animare le piccole comunità cristiane sparse in questo vasto territorio. Nei giorni scorsi abbiamo riflettuto sull’importanza e sul valore di queste comunità cristiane che chiamiamo CEBs. Già nel 1982 in un documento ufficiale della chiesa brasiliana si affermava: “Le Comunità Ecclesiali di Base costituiscono nel nostro paese uno dei tratti più dinamici della vita della Chiesa”; e oggi nuovamente, dopo quasi trent’anni, i vescovi nel loro messaggio al Popolo di Dio riaffermano che le CEBs sono “un segno della vitalità della Chiesa”.

In esse, infatti, i discepoli e le discepole di Cristo si riuniscono per un attento ascolto della Parola di Dio, per una ricerca di relazioni più fraterne, per celebrare il mistero pasquale presente nella loro vita e per assumere con coraggio impegni concreti di trasformazione della società. Inoltre, come afferma Medellin esse sono “il primo e fondamentale nucleo ecclesiale, cellula iniziale della struttura della chiesa e fattore primordiale di promozione umana”.  

Oggi noi ci dividiamo e, due a due, entreremo nelle case per visitare le persone, ascoltare le loro gioie e le loro preoccupazioni e dare, se necessario, una parola di conforto. Questa sera poi ogni comunità si riunirà per celebrare la Parola e alimentare tra i propri membri una spiritualità di attenzione verso la vita di tutti gli esseri viventi e del pianeta Terra. In una casa o in una cappella, venti o trenta persone o forse meno, nutrendosi della Buona Notizia di Gesù e con gli occhi rivolti alla vita, diventano testimoni di gesti e atteggiamenti di rispetto, di venerazione, di dolcezza, di cooperazione solidaria; gesti che promuovono l’inclusione di tutti e di tutto nel mistero della vita.  Questa sera sono qui in una di queste piccole comunità. Un buon numero di donne e qualche uomo si lasciano interrogare dal testo degli Atti degli Apostoli che narra l’esperienza delle prime comunità cristiane, mentre alcuni bimbi dormono beati in braccio alle loro mamme.  Questo gruppo, anche se piccolo è la cellula fondamentale della chiesa, senza di essa la nostra chiesa rischia di essere una struttura senza anima o un’insieme di individui che procurano solo servizi religiosi, sdebitandosi con una semplice offerta in denaro. In una società in cui la logica di mercato corrode le relazioni umane, trasformandole in competizione sfrenata e in ricerca individualista dei propri interessi, queste cellule di fede, creando relazioni di amicizia e solidarietà, stanno costruendo quel tessuto sociale basilare che è l’anima del vivere umano. Cresce così quella solidarietà tra vicini, che garantisce l’attenzione verso i bambini, gli anziani e gli ammalati. Si fa presente quell’accoglienza pastorale verso migranti e lavoratori, che offre a essi il calore umano di ‘sentirsi in casa’ e la possibilità di organizzarsi autonomamente, quando imprese e poteri pubblici vedono in loro solo mano d’opera a basso costo. Queste relazioni di reciprocità, che sorgono nelle campagne, nei quartieri e nelle favelas, sviluppano la solidarietà che è la forza dei piccoli e dei poveri; e ci permettono di dire che “gente semplice, facendo cose piccole, in luoghi poco importanti, realizzano cambiamenti straordinari e trasformano una società individualista ed egocentrica in una società solidaria e comunitaria”.

Felice Tenero