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Gesù risorto, ‘cuore eterno’ del mondo.

Una lunga fila, in religioso silenzio, accompagna undici bare al piccolo cimitero di San Caetano.
Ieri sera, la morte è passata con violenza e ha fatto strage fra le famiglie di questo piccolo paese. Undici persone sono morte in un incidente stradale. Erano le 20,30, il pulmino, a velocità sostenuta, stava trasportando un gruppo di lavoratori stagionali che si dislocavano a quasi settecento chilometri da casa per andare a lavorare nei campi adibiti alla produzione della canna da zucchero. Lavoro pesante ma necessario per sostenere la famiglia. All’improvviso, in prossimità di un ponte, scoppia una ruota, l’autista perde il controllo e il pulmino precipita per una ventina di metri. La vettura è stracolma di persone che vengono schiacciate dall’urto e dalla violenza dell’impatto. Molti sono i feriti, undici i morti. Sono mariti, sono figli, sono fratelli, giovani stroncati nel pieno delle forze, nel bel mezzo della vita! "Se fossi stato qui, Signore, questi lavoratori sarebbero ancora vivi!".
Era una sera di festa. Più di mille giovani danzavano felici in una delle tante discoteche del Brasile. All’improvviso un incendio riempie la sala di fumo e di aria irrespirabile provocando un corri corri generale e un si salvi chi può incontrollabile. Grida, urli, spintoni, accavallamenti…più di trecento giovani, quella sera, muoiono asfissiati nella calca e nella confusione. "Mio Dio dove sei? Perché ti nascondi? Non senti il mio dolore e la mia pena?".
La barca solca a fatica il mare che minaccia tempesta. E’ stracolma di gente che porta con sé la speranza e il sogno di una vita nuova, fatta di libertà e dignità.  All’improvviso un’onda gigantesca scuote l’imbarcazione e getta in mare i passeggeri. Trecento sessantasei corpi sono ripescati senza vita e collocati in fila sul molo dell’isola di Lampedusa. "Mio Dio perché ci abbandoni? Dove sta la tua onnipotenza? Se tu fossi stato qui, Signore, questi nostri fratelli e sorelle non sarebbero morte!".
Ha otto anni Maria Aparecida, da più di un anno un tumore maligno si è insediato nel suo corpo e sta per stroncarle la vita. Maria Aparecida morirà fra qualche giorno. "Se tu fossi stato qui, Signore…". Quante volte abbiamo ascoltato queste frasi, forse le abbiamo anche ripetute, nella speranza di vincere il comune nemico, la morte. A riguardo della morte si moltiplicano le teorie; che cosa possiamo fare: Ribellarci? Deprimerci? Ingannarci? Troppe  le ferite, i pianti e le lacrime nascoste o manifeste. Quante delusioni nella vita? Quanti lutti nelle nostre famiglie? E le ferite nei nostri cuori? Non è facile né immediato o spontaneo credere nella Risurrezione.  Nel mondo vi è un così grande "eccesso" di sofferenza che la vita ci sembra una realtà caotica e assurda. Vi sono tante morti ingiuste, tante infermità dolorose, tanta vita senza senso, quasi da essere sommersi nella disperazione.  Oggi fare Pasqua nelle nostre comunità cristiane pare proprio una sfida. Questo giorno carico della "novità" di Cristo è tutto da scoprire e da vivere. A me, a te, e a noi insieme è affidato  il grido di gioia: "Alleluia! Il Signore è Risorto…Vinta è la morte, germoglia la vita". Occorre entrare in punta di piedi nel sepolcro, ad uno ad uno, in silenzio, e lasciarci avvolgere dalla luce della vita.  Mettiamoci in atteggiamento di profondo ascolto di questo silenzio e ne scopriremo il suo misterioso significato: Dio non è un essere potente e trionfante, tranquillo e felice, indifferente alle sofferenze umane, ma un Dio silenzioso, impotente e umiliato che soffre con noi il dolore, e sperimenta l’oscurità e l’abbandono. Quando Cristo soffre sulla croce, anche il Padre soffre la morte di suo Figlio amato. La sua croce, innalzata tra le nostre croci, è segno/testimonianza che Dio soffre in ogni sofferenza umana. La passione di Cristo fa Dio soffrire, è la passione di Dio, il suo amore profondo per l’umanità. Questo Dio "crocefisso con noi" è la nostra speranza. Non sappiamo perché Dio permette il male, ma, anche se lo sapessimo, a poco ci servirebbe. Sappiamo, questo sì, che Dio soffre con noi, e questo è meraviglioso, perché, con Dio, la croce termina nella risurrezione, la sofferenza nella felicità eterna.
Le sue lacrime, per la morte crudele del Figlio, sono cadute sulla terra e hanno fatto germogliare una vita nuova.  Lungo i secoli e in molti luoghi continua a risuonare la voce di Pietro: Dio ha risuscitato Gesù dai morti, e noi ne siamo testimoni" (At 3,15). Sappiamo che Dio ha risuscitato Gesù, Lui è il ‘cuore eterno del mondo. Il rigettato da tutti è stato accolto. Il disprezzato è stato glorificato. Il morto è vivo. Ora sappiamo come Dio agisce, conosciamo com’è il suo cuore, sentiamo la presenza del suo Spirito. Un giorno Lui "tergerà ogni lacrima dai nostri occhi;   non ci sarà più la morte,   né lutto, né lamento, né affanno,   perché le cose di prima sono passate.   E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose!". (Ap 21,4-5).
L’amore del Padre ci penetra e ci sostiene: sono amato dal Signore, mi attende un’eterna vita di felicità.   La risurrezione di Gesù ci ricorda che il Vento di Dio anima e ricrea continuamente vita. Oggi, Pasqua del Signore, con gioia possiamo pregare e cantare:

Tu che soffi dove vuoi, Vento di Dio che dai vita, soffia su di me,un soffio fecondo!
Portami, in compagnia di una Buona Notizia, sui tetti della paura e del dolore.
Circondami di fiori, bacio di grazia e di dolcezza.
Stendimi sopra i morti come bocca-profetica,
Per chiamarli alla Vita.

Dichiariamo illegale la povertà

Sono proprietari di grandi imprese, lideres politici internazionali, capi di stato, direttori di banche mondiali, famosi giornalisti e studiosi internazionali, le persone riunite in Svizzera, a Davos nel mese di gennaio 2014, per tracciare il futuro del pianeta terra e dei miliardi di uomini e donne che in esso vi abitano. Sull’assemblea, composta da più di 2.500 persone aleggia un lieve soffio di ottimismo: il mondo cammina verso un lieve miglioramento. Paesi emergenti, come Brasile, Cina, India e Indonesia, continuano la loro crescita, anche se a velocità ridotta; la Zona Europa, stretta nella morsa delle sue crisi economico-sociali, dà piccoli segnali di vita, mentre Stati Uniti, Giappone e Russia promettono barlumi di speranza! E’ un soffio quasi impercettibile che porta un pizzico di vitalità e molta illusione. In quei giorni, a questi grandi del pianeta, arriva una lettera di Papa Francesco che richiama al senso della realtà e all’impegno verso gli esclusi: "Il nostro è un tempo, scrive il papa,  caratterizzato da notevoli cambiamenti e da significativi progressi in diversi campi, con importanti conseguenze per la vita degli uomini. In effetti, si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione, come pure in tanti altri campi dell’agire umano, e occorre riconoscere il ruolo fondamentale che l’imprenditoria moderna ha avuto in tali cambiamenti epocali, stimolando e sviluppando le immense risorse dell’intelligenza umana. Tuttavia, continua il Papa, i successi raggiunti, pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche a una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche. Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate". E’ questa la denuncia di Papa Francesco: sul pianeta terra esiste una diffusa esclusione sociale. Che tradotta in parole semplici significa: I ricchi si arricchiscono, i poveri impoveriscono! Un’esclusione ben documentata dai dati che l’ONG Oxfam ha presentato, in quei giorni, proprio a Davos.
Questi i numeri che fanno riflettere: "Quasi la metà della ricchezza mondiale sta nelle mani dell’1% della popolazione. La ricchezza di questo 1% è superiore a 110.000 milioni di dollari; quantità 30 volte maggiore di tutta la ricchezza che possiede la popolazione più povera del pianeta. La metà più povera della popolazione mondiale possiede la stessa ricchezza delle 85 persone più ricche del mondo. Un miliardo di persone non sa né leggere né scrivere il proprio nome". L’Oxfam rivela, inoltre, che "se solamente 10 fra le persone più ricche del mondo rinunciassero ai propri beni, il miliardo di persone che soffrono la fame, con questo denaro, potrebbero essere alimentate per i prossimi 250 anni.
I1 mondo è pieno di affamati perché le risorse sono mal distribuite Nonostante tutte le crisi, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi! Viviamo in un mondo condannato alla fame e alla sofferenza. Sono un miliardo le persone che, da un emisfero all'altro, soffrono la fame. E non basta, perché la malnutrizione riguarda un numero ben superiore di persone: oltre due miliardi. Nel Corno d'Africa, cuore della disperazione, l'80% della popolazione soffre di gravi malattie legate alla malnutrizione. I bambini sono soggetti alla caduta di capelli, fino alla calvizie, alla perdita delle unghie e talvolta anche del primo strato di pelle…" (178 Informativo Oxfam – 20 Gennaio 2014). Dei 6,6 milioni di bambini che ogni anno muoiono prima di aver compiuto 5 anni, quasi la metà - 2,9 milioni - sono quelli che hanno perso la vita nel periodo neonatale, entro cioè i primi 28 giorni dalla nascita. Un milione di bambini muore nel primo giorno di vita, spesso il più pericoloso, a causa di nascite premature e complicazioni durante il parto e spesso perché le loro madri - ben 40 milioni ogni anno - partoriscono senza aiuto qualificato.
  Numeri e dati che non escono da cilindri magici o fantascientifici, ma sono ben marcati sui corpi macilenti di milioni di esseri umani. E noi cristiani? E noi figli di civiltà del benessere o meglio sudditi del molto-avere, che dire…che fare? E’ bene ricordarci che in ogni luogo e circostanza siamo chiamati ad ascoltare il grido dei poveri, come hanno affermato così bene i Vescovi del Brasile:
"Desideriamo assumere, ogni giorno, le gioie e le speranze, le angosce e le tristezze del popolo brasiliano, specialmente delle popolazioni delle periferie urbane e delle zone rurali – senza terra, senza tetto, senza pane, senza salute – violate nei loro diritti. Vedendo le loro miserie, ascoltando le loro grida e conoscendo la loro sofferenza, ci scandalizza il fatto di sapere che esiste cibo sufficiente per tutti e che la fame si deve alla cattiva distribuzione dei beni e del reddito. Il problema si aggrava con la pratica generalizzata dello spreco". (CNBB: Esigenze evangeliche ed etiche per superare la miseria e la fame n.2).
Circa 50 anni fa Papa Paolo VI scriveva queste parole nella Populorum Progressio:
"Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono nell’ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo".
In questa prospettiva s’inserisce la campagna
"Dichiariamo illegale la povertà". Dichiarare illegale la povertà significa battersi per mettere fuori legge le cause strutturali che generano e alimentano i processi d’impoverimento di interi popoli, gruppi e categorie sociali. L’obiettivo è ottenere nel 2018, a 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che metta fuori legge i fattori che sono all’origine di una ricchezza distribuita con ineguaglianza, ingiusta e predatoria, e quindi i processi di impoverimento e di fabbricazione dei poveri.
Battono alla porta, mi alzo per attendere e, percorrendo il corridoio di casa, penso "Chi sarà mai?". Apro la porta. Due donne e tre bambini mi guardano pieni d’interrogazione. "Abbiamo fame…a mala pena mangiamo una volta al giorno…per i bimbi nemmeno un po’ di latte e di pane!" Questa sera i numeri della fame diventano occhi che chiedono, labbra che supplicano: "Per favore…un po’ di cibo…abbiamo fame!".


 
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