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FORME E RIFORME...


Non ho mai avuto problemi nel prender sonno. Da quando mi conosco sono sempre riuscita a dormire in qualsiasi luogo, in qualsiasi ora, per terra, sull’ amaca o nel letto.
Tra qualche giorno completeró mezzo secolo di vita: cinquant’ anni. Mi rendo conto che alcune cose in me continuano testarde, come dice Adelia Prado nella sua poetica, anche io non voglio il formaggio ed il coltello per tagliarlo, voglio  semplicemente la fame.
Questo stato permanente di erranza affamata sta riducendo il mio sonno. Altre cose stanno anche cambiando nella mia anima, tessuto di corpo, di donna di cinquant’ anni, ma questa del sonno mi fa pensare. Da alcuni mesi mi accade qualcosa di inedito: mi sveglio, improvvisamente, nel cuore della notte in un turbinio di sentimenti, calori, sudori e un arcobaleno di idee nel corpo che sta tutto nella mia anima.
Vivo, nel cuore della notte, momenti dei quali non conosco la cronologia perché mi rifiuto di guardare l’ orologio, ma dei quali assaporo il “kairos”, la Grazia, di un sudore unico, di un umore che non é piú legato ad un preciso cambiamento delle lune nel cielo.

Si é aperto nel cielo della mia anima lunare, tutta tatuata nel corpo, um tempo nuovo, um tempo non misurato daí minuti e dalle ore, né dal calendario e neppure dal lunario che il mio corpo conosce da piú di 35 anni. Si é aperto un altro lunario, totalmente nuovo e sconosciuto, totalmente inedito, cioé mai messo in edizione prima nei miei conteggi di giorni e di lune: un tempo misterioso. La scienza occidentale, con la sua pretesa dell’ oggettivo ed universale, nomina questa “forma” nuova del mio corpo come “climaterio”, cioé quel tempo che puó durare mesi ed anni nel quale il corpo di una donna si prepara per la menopausa: il suo tempo di autunno.
E’ un tempo speciale questo che sto vivendo, un tempo, voglio dire, fuori dalla “forma” della misurazione del tempo. Un tempo imprevisto ed imprevedebile. Il sangue e gli umori non si presentano piú con le lune, con il percorrere ritmico e lunare che il mio corpo era abituato ad ascoltare nell’ anima.
Adesso la “forma” del ritmo é un’ altra, nuova, imprevedibile, misteriosa.
Appare e scompare senza che io possa conoscerne un ritmo di ripetizione.
Mi piace questo tempo di anima che sta tutta sotto la mia pelle di donna, pelle di serpente, pelle che insiste nel cambiare, pelle che insiste nel raccogliere le ossa secche della vita affinché possano tornare a tessere muscoli, nervi e corpo per una corsa verso la vita piena che é libertá.
Non so piú con precisione quando, nella mia “bocca profonda” il sapore sará di umore che respira vita o quando il sangue abbraccerá la mia anima tra le gambe.
Tutto é totalmente misterioso. Nulla in questo mio albeggiare dei cinquant’ anni io posso prevedere. Il sangue appare e scompare com um ritmo proprio che mi chiama ad imparare, corpo di donna in tempo di autunno, quando gli alberi si rivestono della forma del sangue, lasciando cadere le foglie, sul mistero della vita che finisce, sul mistero di sorella morte che accompagna il mio vivere, della sapienza dell’ imprevisto, del mistero che io non posso totalmente conoscere e misurare.
Non é piú il tempo del “Kronos”, per quanto questo nel nostro corpo di donne sia totalmente”lunatico” e non da calendario. Adesso si apre in me e fuori di me, un’ altra forma misteriosa e insondabile, che é un tempo che non é tempo: é Kairos. E’ Grazia.
Sento come questo come “mysterium lunae”, questo tempo misterioso delle lune dentro e fuori di me, sia un tempo di “Riforma” che la mia vita di corpo, tessuto di anima di donna é chiamata a vivere, personalmente e comunitariamente.
E’ un tempo di “Riforma lunare”, un tempo che osservo nell’ orizzonte dell’ Anima che sta tutta nel Corpo.
In questi stessi tempi nella mia Chiesa, la chiesa cattolica romana, stiamo celebrando altri cinquant’ anni, gli anni di vita di un avvenimento fondamentale del cammino: il Concilio Vaticano II. Nel tempo di questo Concilio si é aperto nella Chiesa un cammino piú circolare, di Comunione e Partecipazione, mi piace ricordare il “discorso alla luna” del papa di quel tempo, Giovanni XXIII.
Mi sembra che esista un “mistero lunare”, un tempo che si presenta in tempi di cambiamenti d’ epoca, un tempo di profonde Riforme.
Questo é il tempo di Grazia che il mio corpo sta vivendo. Questo é il tempo che come Chiesa siamo chiamati e chiamate a vivere.
Questo é il tempo che la mia Chiesa con tutte le sue “notti oscure” é chiamata a vivere.
Abbiamo appena terminato di accoompagnare la visita di Francesco, vescovo di Roma in Brasile in occasione della Giornata mondiale della Gioventú. Ripulendo l’ avvenimento da tutte le possibili forme barocche del “fatto mediatico”, centrato sulla persona del papa che lo stesso Francesco non ha appovato, mi sembra importante riprendere  um “mistero lunare” che sta sempre piú prendendo spazio nella nostra “notte oscura” di questi tempi neoliberali e ipermoderni dove l’ individualismo, l’ egoismo e la violenza come ordini simbolici di fondamento delle societá, sembrano soffocare tutte le relazioni.
Sento che questo tempo di “cambiamento epocale” ci invita a percorre la notte scura del nostro esistere, nell’ inistere del corpo della terra, delle maree,di tutto ció che cambia senza paura di cambiare nella nostra vita, tra questi misteri lunari, il nostro corpo di donne.
Conosco molto bene l’ acuto dolore che si fa profondo di un “no” violento nella sua estrema assertivitá e “autoritá” riguardo la piena cittadinanza ecclesiale come donne nella chiesa cattolica romana.
Non posseggo una lettura ingenua della diacronia ecclesiastica che fa del nostro corpo, perosonale e di genere una costola, cioé carne di seconda categoria.
Voglio semplicemente ricordare a me stessa e al nostro Corpo ecclesiale nel Corpo del Cristo che in Lui(...)” Non c’ é né giudeo né greco, né uomo né donna, né schiavo né libero perché tutti siamo uno in cristo Gesú” Gal 3, 26-28.
Per questo motivo pongo l’ orecchio interiore in questo tempo di Kairos che si apre nel mio corpo di donna e nel corpo della Chiesa.
Desidero ascoltare il sogno ecclesiale che abita sotto la mia pelle che é tutta anima e che nomino come “mistero lunare”. Per questo motivo chiedo in prestito le parole di Francesco, vescovo di Roma ai vescovi della coordinazione del CELAM: “ La Chiesa é istituzione, ma quando si erige come “centro”, si funzionalizza e, a poco a poco, si trasforma in una ONG. Allora la Chiesa pretende di avere luce propria e lascia di essere quel “mysterium lunae” di cui parlavano i Santi Padri. Diventa sempre piú auto-referenziale e si indebolisce la sua necessitá di essere missionaria. Da “Istituzione” si trasforma in “Opera”. Lascia di essere “Sposa” per finire con l’ essere “Amministratrice”;da Servitrice” si trasforma in “Controllatrice”. Aparecida vuole una Chiesa Sposa, Madre, Servitrice, facilitatrice della fede e non controllatrice della fede.”
Voglio vivere questo tempo di Kairos, personalmente e comunitariamente, questo tempo di mistero lunare, tempo fuori dalle “forme” del tempo, per poter accarezzare con una fragile luce le “pieghe” della Vita. Quelle “pieghe”che sono state molte, forse troppe volte nascoste, ammutolite perche “sombrie”, dentro e fuori di noi, nella nostra anima e nelle nostre istituzioni, siano esse politiche, culturali, economiche o religiose.
Un mistero lunare che ci chiama a nominare le “pieghe”. Francesco, vescovo di Roma, ha iniziato un cammino in questo senso, ma ancora cammina in una nominazione “comune” di queste pieghe, abbiamo bisogno di passare a nominare nomi “propri”, delle strutture che costruiscono le ombre di morte e incatenano la Vita.
Sono semplicemente una donna, errante senza paura di errare, nella mia profonda esperienza della Grazia di un incontro di liberazione personale e comunitario della mia vita di fede. Voglio vivere questa fede come mistero lunare, nell’ erranza di lune piene tra la Pasqua di liberazione dalla schiavitú d’ Egitto, nella Pasqua di liberazione dalla morte nella passione, morte e resurrezione di Gesú, il Cristo, verso la nostra Pasqua di librazione come donne nel Corpo cristico della Chiesa.
Per questo motivo sento la necessitádi nominare le ombre, non per rigettarle, ma per abitarle in un “gerundio di liberazione”. Soltando rivelando conflitti e contraddizioni, possiamo incontrare segni che contribuiscano alla costruzione della vita nelle relazioni non piú fondate sulla violenza, sia questa sociale o religiosa.
“Credo che, fino adesso, non abbiamo fatto una profonda teologia sulla donna. Soltanto un poco qui e un poco lá. C’ é colei che fa la lettura, c´é poi la presidente della Caritas, ma c’ é molto di piú da fare. E’ necessario fare una profonda teologia delle donna. Questo é quello che penso.” Cosi há affermato , sull’ aereo di ritorno alla cittá del Vaticano, dopo um faticoso viaggio di impegni, incontri e relazioni, papa Francesco.
Il mio corpo in autunno dopo quasi venticinque anni di servizio missionario nella Chiesa cattolica vuole abitare le “pieghe” di due piccole preposizioni: “per” e “sulla”.
Chiaro che é fondamentale la luce che illumina il nostro camminare e che ci ricorda il nostro impegno di essere Chiesa povera, ma prima di essere “per” abbiamo bisogno di essere Chiesa “dei” poveri e “con” i poveri.
Sembrano essere semplici preposizioni ad un occhio disattento, ma quest’ occhio disattento so non essere quello di Francesco, vescovo di Roma, queste preposizioni mi sembra facciamo una grande differenza di spiritualitá politica, di un’ altra forma di disegnare il sogno di essere Chiesa.
“Con” indica co-spirazione, un respirare lo stesso respiro, respirare con il ritmo di chi possiede ferite nella vita, un “respiro corto”, affannato, stanco, doloroso, quasi impazzito quando l’ amore rima con dolore.
Cospirare, mettere i nostri piedi ed il loro respiro dove sono i piedi delle donne, dei bimbi e di tutte le persone impoverite. Il luogo teologico della rivelazione del Padre: “Io ti benedico, padre, signore del cielo e della terra, perché hai rivelato queste cose ai piccoli e le hai nascoste ai sapienti e agli intelligenti. Perché cosí é stato di tuo gradimento.” (Mt 11,25-26)
“Sulla” é questa uma preposizione che noi donne cerchiamo di decostruire, come um’ antica arte di disfare le maglie e inventare qualcosa di antico e nuovo allo stesso tempo con quel vecchio gomitolo.
Per noi donne in cammino di fede della Pasqua del Popolo e di Gesú, “sulla” é un nominare una forma di potere del quale il mondo e noi nel mondo non abbiamo piú bisogno. Non abbiamo, in Cristo Gesú,bisogno di un potere arrogante e violento, di un “potere su” la natura, le persone, la vita e la morte...
Non vogliamo, noi donne, che qualcuno “su” noi ci dica come “stare” donne al mondo. Vogliamo la possibilitá, non esenta di erranza e di errore, di permetterci questo nominare il nostro stare donne, in dialogo con gli uomini nelle differenti maschilitá, in dialogo con la natura e il tempo del Mistero.
Non puó esistere, al mio umile sguardo ( e umile lo uso perché viene da “humus” quella terra buona di cui sono fatta, terra dove i miei piedi sono piantati), non puó esistere una teologia “sulla” donna. Una profonda teologia, un’ umile teologia “balbettante” il Mistero puó nascere “dalle” donne e “con” le donne!
Questa é la teologia che il corpo personale e comunitario delle donne sta producendo da decenni. Come scrive Ivone Gebara, compagna di questa erranza di domande, di “pieghe” e di Mistero: “La teologia femminista ha una lunga storia in molti paesi del mondo e una lunga marginale storia nelle istituzioni cattoliche, soprattutto latinoamericane. Pubblicazioni in Bibbia, Liturgia, Etica, Storia della Chiesa hanno popolato le biblioteche di molte scuole di teologia in diversi paesi. Queste opere sono circolate in molti ambienti laici interessati per la novitá cosí ricca di significato. Questi testi peró non sono studiati nelle principali facoltá di teologia , con il futuro clero e negli istituti di vita consacrata. La chiesa ufficiale non ha dato a questi testi piena cittadinanza e la produzione intellettuale delle donne continua ad essere considerata inadeguata alla razionalitá teologica maschile. Oltre a questo, la produzione teologica delle donne costituisce una minaccia al potere maschile in vigore nelle chiese. La maggioranza non sa ció che  esiste come pubblicazione e come formazione alternativa organica, cosí come disconosce i nuovi paradigmi proposti da queste teologie plurali e contestuali.
Ne disconosce la forza inclusiva e l’ appello alla repsonsabilitá storica dei nostri atti. La maggior parte degli uomini della Chiesa e dei fedeli continua a vivere come se la teologia fosse una scienza eterna basata su verita eterne e insegnata prioritariamente da uomini e, secondariamente, da donne secondo la scienza maschile stabilita. Negano la storicitá dei testi, la contestualitá delle posizioni e delle ragioni. Disconoscono le nuove filosofie che informano il pensiero teologico femminista, le ermeneutiche bibliche e le nuove approssimazioni etiche.”
In questo tempo di “Mistero lunare”, attendo, come sentinella nella notte scura, l’ alba che giá si sta annunciando all’ orizzonte. Un tempo di cambiamento epocale sta sorgendo. Tempo di Kairos degli impoveriti e delel impoverite. Tempo mio e tuo. Tempo nostro. Tempo di Grazia: “Il giorno in cui Jhwh fascerá e curerá le ferite del suo popolo, la Luna brillerá come il Sole.” (Is 30,26)
Questo é il Tempo del “giá e non ancora” il tempo che stiamo costruendo e aspettando con fede.
Questo tempo....avete ascoltato?
E il rumore del “loro” mondo che sta sfaldandosi...
E il suono del nostro che sta risorgendo,
Il giorno che era Giorno era di notte
E Notte sará il giorno che sará Giorno!

(Subcomandante Marcos EZLN 12/12/2012).
Amén e amem...cioé, continuiamo amando che é ció che conta!
Maria Soave





 
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