La parola nella vita, lettura popolare della bibbia

La Parola nella Vita


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Lettura Orante

Luca 23,50-56; 24,1

Collochiamoci in sintonia con le donne che 'erano venute dalla Galilea con Gesù, seguivano Giuseppe; esse osservavano la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati' (Lc 23,55-56).
Il corpo di Gesù, il corpo amato dell'uomo che nella sua relazione con loro aveva avuto un "che" unico e speciale. Non un cadavere, come lo era per Pilato (Mc 15,45a).
Il corpo di Gesù accorcia il tempo tra noi e le donne ai piedi della croce, nascono sentimenti di solidarietà, sentimenti che uniscono. Solidarietà che ha il colore della compassione. Solidarietà che è vivere insieme l'identica passione. Noi, loro e Giuseppe di Arimatèa, figlie e figli della storia.
La narrazione ci fa comprendere che è un tempo vissuto all'ombra della croce. É tempo vissuto nel dolore. L'avvenimento è narrato con poche parole, con sobrietà. Memoria all'ombra della croce. Memoria di paura e speranza, di solitudine e amori, delusione e aspirazioni. Memoria scritta con poche parole, perché il dolore esige silenzio, forse marcato dalla vergogna, c'è un solo uomo presente e gli altri... Testo ricco di domande, sentimenti, intuizioni e provocazioni.
Momento di transizione perché vissuto tra la passione, croce e resurrezione. La sobrietà dello scritto indica una certa reticenza, racchiude intuizione e incertezza, sentimento di vergogna per non aver compreso, non sapere come continuare, ora che Egli è assente. È un tempo lungo, di transizione perché nel dolore e nella perdita il tempo passa lentamente.
Tempo scandaloso, scioccante, ma tempo importante perché è l'unico che hanno potuto vivere come tempo presente. Tempo di transizione che prepara l'allegria, la realizzazione del sogno; che provoca e anticipa la resurrezione.
Il dolore rende il tempo lungo, chiede silenzio perché "il Maestro dorme".
In questo tempo le donne sono protagoniste, condividono la narrazione con un solo uomo: Giuseppe di Arimatèa. Donne che tessono compagnerismo, complicità con un uomo con il quale condividono gli stessi sentimenti. Sono donne che ricreano le relazioni avendo come punto di partenza lo stesso dolore. Giuseppe di Arimetèa ambisce dignità per un corpo senza vita, ammazzato, appeso al legno. Un corpo abbandonato, come tanti altri corpi. Le donne ambivano offrire i gesti d'amore e di cura capaci di oltrepassare la morte. Gesti che denunciano un sistema diabolico che elimina la vita.

Il testo ci parla dell'iniziativa di Giuseppe di Arimatèa: "chiese il corpo... lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo, e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto." (Lc 23,52-53). Fece tutto da solo? È quanto la narrazione lascia supporre. Ma... Le donne intranquille seguirono Giuseppe e rimasero a osservare, quasi sperando... Solo osservando? Ci fu complicità, inclusione, solidarietà attorno al corpo amato di Gesù. Mano d'uomo, mani di donne lo deposero dalla croce, avvogendolo amorosamente nel lenzuolo, deponendolo con cura nella tomba, nel ventre della terra.
Corpi in movimento. Corpi di donne sanguinanti di dolore, nostalgia, paura, ma che rimangono; corpo di Giuseppe di Arimatèa che il dolore fa sanguinare e che va incontro, avvicina il suo corpo al corpo di Gesù. Insieme, solidali, presenti. Osservando, sperando...
Essere presenti, rimanere. Rimanere è il verbo che le rende protagoniste, diventando ponte tra la morte e la resurrezione. Le donne e Giuseppe di Arimatèa diventano magistero e tradizione.
Tempo di transizione, tempo lungo, siamo in presenza di una morte. Morte che esige una risposta.
Rimanere, verbo che costituisce le donne come segno di continuità, memoria, tradizione, magistero e per questo autorità. Testimoniano ciò che videro. Giovanni, l'ombra femminile del discepolato, ce ne parla nel suo vangelo; é testimone che ha visto: "Maestro dove abiti? Venite e vedete" (Gv 1,38-39). Essere presente, vedere per testimoniare, come Maria Maddalena, apostola apostolorum, testimoniò perché vide, perché era presente.
Tempo forte di silenzio: ritornano a casa. Ritornare a casa, al quotidiano. "E, sabato osservarono il riposo prescritto." (Lc 23,56b). Sabato, giorno di festa, giorno senza festa, senza allegria, perché la persona amata é assente.
Quando una persona amata muore, la morte, il funerale sono tempi attivi. Quando tutto termina, silenzio e solitudine, l'assenza si fa sentire fortemente, e il tempo passa lentamente, perché si ritorna all'andazzo di tutti i giorni. È un tempo di transizione: silenzioso, monotono, quotidiano, ripetitivo, sembra privo di novità.
Tempo di solitudine: nostalgia, la persona amata è assente. Le donne vincono la tentazione di annullare questo tempo, preparando aromi e profumi. Riprendono i gesti usuali, desiderano continuare; il cammino non si può fermare. Giuseppe di Arimatèa aspettava il regno di Dio, forse questa sua speranza si somma alla nostalgia e la nostalgia mantiene viva e alimenta le speranze nate nella convivenza con Gesù: l'uomo che ha tessuto relazioni con loro con un "che" differente. Vincere la tentazione di fuggire, negare, dimenticare questo tempo. Superano la tentazione di fuggire, preparando aromi e profuni.

Tempo di profondo mistero: mistero che non ci disloca nelle nuvole, ma ci radica nella terra, nella vita. Avvenimenti che ci fanno sentire il peso del nostro essere umani. Sentiamo profondamente l'umanità: i sensi sono vigili, presenti, attenti, tutto ricorda, tocca la ferita dell'assenza. Ma l'affetto radica, fa restare. Solo l'amore fa restare, fa percepire l'importanza di vivere intensamente, di non temere la sensibilità che risveglia i sentimenti. Non avere paura dell'assenza, del dolore, del silenzio. Nel ventre della terra, un corpo, il corpo di Gesù, e i nostri corpi preparono la resurrezione.
È il femminile che fa tradizione: la sensibilità delle donne le mantiene sveglie e presenti, le aiuta a vincere la volontà di fuggire, come sono fuggiti i discepoli. Alcuni si nascosero, altri si chiusero in casa, uno tradì e si è suicidato, un altro lo rinnegò e altri si dispersero. Le donne rimasero, con loro Giuseppe di Arimatèa che con il suo gesto riscatta il maschile, lascia intravvedere una mascolinità che supera il patriarcato.
Non sono le strutture, i dogmi, è la sensibilità che guida i passi, è l'affetto che in casa si trasforma in inquietudine, devono ritornare, per vedere, toccare ancora una volta la divina presenza nel corpo morto di Gesù.
Il gesto di Giuseppe di Arimatèa è un gesto dolce, accogliere fra le braccia il corpo di Gesù sceso dalla croce e deporlo in un sepolcro nuovo. I gesti delle donne sono ricchi di sensibilità e amore, osservano da lontano un corpo senza vita ma ricco di divina presenza.
Ritornare a casa e preparare profumi... profumi per l'amato... profumi per se stesse. Il dolore che trapassava il corpo e l'anima delle donne chiedeva consolazione. Preparando i profumi per ungere il corpo dell'amato, anche i loro corpi sono stati unti. Unzione che ha calmato il dolore e la nostalgia. Unzione che cura la tristezza e la paura. Donne che creano relazioni di cura, curano le ferite l'una dell'altra.
Com'è possibile questo? Realizzando gesti antichi che innestati nella vita diventano nuovi. Inventare di nuovo, creare di nuovo i gesti di un tempo nuovo. Le relazioni sono ricreate, perché la relazione passa attraverso i gesti, i simboli: simbologia verbale, gestuale, sacramentale; è celebrare.
Le donne con le loro attitudini e gesti, trasformano il quotidiano, il ripetitivo in tempo di resurrezione. Come?
Restando, osservando dove il corpo è deposto. Osservare, rivela l'affetto, la nostalgia, l'assenza del corpo amato, il dolore per non poter fare tutti i gesti che il corpo della persona amata esige.
Restare per preparare i profumi: gesto tradizionale e proprio delle donne. Gesto molto bello perché parla di cura, tocco, delicatezza, affetto, amore.
All'aurora ritornano, un'attitudine che sembra pazzia, la pietra è grande e non sanno come rimuoverla, ostinate vanno nell'oscurità, vincendo la paura. L'amore le guida, vogliono rivedere, toccare di nuovo per l'ultima volta, realizzare i gesti trascurati, l'unzione che il giorno di sabato aveva troncato.
Rivivere il gesto dell'unzione di Betania, dando al restare un nuovo significato e il gesto diventa attitudine di chi non si rassegna, non si lascia impaurire.
Osservano tutto: osservare diventa il gesto della fedeltà.
Ritornano a casa a preparare i profumi. Preparare i profumi, gesto mistico, rituale d'amore, bellezza, spreco e per questo gratuità; gesto che diventa profezia e perché indica cambiamento, novità.
Silenzio eloquente che tutto risveglia: ritornare a casa e prepare i profumi; ricostruire la casa che prepara i profumi, che diffonde il profumo della buona notizia (Mc 14,8-9). Profumo che parla di bellezza, toccare, sentire, accarezzare, baciare, curare e sanare corpi. Profumo che nella Bibbia esprime l'abbondanza, che parla di giustizia, profezia, perchè unge il Messia.
Le donne preparando i profumi vivono la logica dello spreco, dell'abbondanza e della profezia, perché il corpo diventa segno profondo che qualcosa deve cambiare, che la novità deve avvenire.
Preparare è tempo di transizione, per questo dinamico, tempo lungo, tempo che deve essere vissuto restando. Oggi facciamo fatica a vivere lentamente, sentiamo sempre l'urgenza di mantenere il piede sull'acceleratore.
Ritornare a casa per preparare. Ritornare a casa, al quotidiano. Ritornare a casa con idee rinnovate rispetto alla casa, una casa allargata, aperta, universale.
Le discepole all'aurora vanno al sepolcro cariche di domande: chi muoverà la pietra? Il sepolcro è vuoto? Dove hanno portato il corpo? Dove cercarlo?
All'aurora anche noi andiamo gravide di domande. Le risposte saranno date dal "nostro rimanere".
Andarono al sepolcro quando ancora era buio. Cosa videro? Il sepolcro vuoto, il sudario piegato, strane persone che chiamarono angeli: videro, incontrarono e la realtà era mistero. Vedere ciò che si vede senza fantasie, la vita è per se stessa mistero.
Nel mondo del 'mistero', della 'resurrezione' niente succede rapidamente, d'improvviso, tutto è preparato. La Divina Sapienza continua perdendo tempo preparando l'umanità, la creazione per il suo incontro con noi. Continua preparando la resurrezione: non esiste resurrezione senza preparazione. La festa si celebra dopo lunghi preparativi, che durano più della stessa festa.
Le donne con il loro preparare i profumi, andare all'alba sembrano anticipare la resurrezione.
È Mistero che deve essere cantato, vissuto, esperimentato...
Sentiamoci rinnovare, risuscitare e avvertire la vita germinare in noi.


RESURREZIONE




Lo scesero dalla croce

Corpo Amato
Corpo sognato
Corpo morto.
L'ultimo tocco
Per ricordare
Il suo tocco
Il suo odore
Il suo sogno.
Corpo che ritorna
Al grembo materno
Al ventre della terra.
Sedute sperano
Gli occhi fissi
Sulla pietra, sperano.
Il tempo si è fermato
Attesa, silenzio.
Tempo per preparare
Gli aromi, i profumi
Amare, toccare, accarezzare
curare, sanare.
Trema la terra
Gemiti, grida
Rompono le acque
La pietra cade.
Nel silenzio
La creazione
L'umanità
Incontro con la Vita!

Tea Frigerio


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